Incontro con la stampa in Curia: auguri istituzionali, speranza e gratitudine

Si è svolto oggi in Curia l’incontro con la stampa per lo scambio degli auguri istituzionali, alla presenza dell’arcidiacono Accolla e di monsignor Tavilla. Un momento di dialogo che ha ribadito il valore della comunicazione come servizio e responsabilità, capace di costruire ponti tra la Chiesa e la comunità in un tempo segnato da fragilità diffuse.
Ad aprire gli interventi è stato monsignor Tavilla, che ha sottolineato come la parola di Dio, anche grazie al lavoro della stampa, possa raggiungere tutti, superando distanze e difficoltà. Un primo accenno al ruolo dell’informazione come strumento di prossimità e di annuncio, inserito nel richiamo ai prossimi appuntamenti della vita ecclesiale.
A seguire, ha preso la parola l’Arcivescovo Accolla, che ha ricordato i prossimi momenti significativi della vita diocesana: la chiusura del Giubileo ordinario il 30 dicembre e, nel mese di gennaio, l’ordinazione di un diacono e di due sacerdoti presbiteri, segni di continuità e speranza per la comunità ecclesiale. Nel suo intervento, Accolla ha inoltre espresso un ringraziamento ampio e sentito al mondo dell’informazione, riconoscendo alla stampa la capacità di farsi prossima, di raggiungere anche chi vive situazioni di fragilità e di raccontare la realtà con verità e responsabilità. In questo senso, la comunicazione è stata indicata come autentico strumento di evangelizzazione.
La riflessione si è poi soffermata sulla figura di Maria, modello di ascolto e custodia: donna che accoglie il messaggio di Dio, lo protegge e lo conserva. Tre verbi: accogliere, proteggere, custodire, che risuonano con forza in un mondo attraversato da conflitti e da una diffusa inquietudine interiore, come più volte ricordato da Papa Francesco. Uno sguardo che richiama all’attenzione verso i bambini, gli emarginati, tutti coloro che vivono ai margini.
In questo orizzonte si inserisce il pensiero di Papa Francesco, che nel suo magistero sulla comunicazione richiama con forza alla responsabilità dello sguardo e della parola:
«Comunicare significa farsi prossimi. Significa scegliere di non restare spettatori, ma coinvolti nella vita dell’altro».
Un invito a un’informazione che non si limiti a raccontare i fatti, ma che sappia farsi cura, relazione, costruzione di senso.
Non c’è bellezza senza uno sguardo capace di andare in profondità, né verità senza il riferimento a Cristo, via, verità e vita. L’augurio conclusivo è stato un invito ad aprire il cuore, a vivere l’umiltà e la semplicità come forme autentiche di testimonianza, restituendo senso alla quotidianità.

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